Tassello fondamentale della nascita del Verismo, Rosso Malpelo è una novella che vede come protagonista un giovanissimo minatore siciliano, rimasto orfano dopo un tragico incidente avvenuto al padre in una cava. Il titolo del racconto racchiude il soprannome e lo stigma sociale affibbiati al ragazzino, considerato poco più che una bestia, oggetto dello scherno e delle percosse degli altri minatori e dell’indifferenza dei familiari. Malgrado ciò, il legame con lo sfortunato coetaneo e collega Ranocchio rivela la vera natura di Rosso Malpelo, il quale, abituato soltanto alle privazioni e alla violenza, ha saputo maturare una propria “filosofia di sopravvivenza”. L’opera traccia il profilo dei pregiudizi popolari dell’epoca e, nel contesto del neonato Regno d’Italia, del gravoso sfruttamento delle classi sociali più povere.
L’autore:
Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia borghese di origini nobili. Esordì con romanzi d’avventura, per poi passare a lavori più realistici e passionali come Storia di una capinera (1871). Trasferitosi a Firenze e in seguito a Milano, introdusse il Verismo, del quale è considerato il massimo esponente, con novelle come Nedda (1874) e Rosso Malpelo (1878). Tra le sue opere più importanti menzioniamo I Malavoglia (1881) e Mastro-don Gesualdo (1889), i due romanzi compiuti del cosiddetto “Ciclo dei vinti”. Dalla sua novella Cavalleria rusticana (1880) Pietro Mascagni trasse l’omonima opera lirica. Nel 1920 Verga fu nominato senatore del Regno d’Italia. Morì nel 1920 nella sua città natale.

